Selve oscure e foreste inestricabili. Dinamiche del sacro e del secolare

Autori

  • Adolfo Fattori Accademia di Belle Arti di Napoli

Abstract

Dante Alighieri e Alejandro Jodorowsky – ognuno nel suo tempo e con i linguaggi di questo – si muovono entrambi nella dinamica che si articola fra sacro e profano. Dante costruendo un’architettura perfetta, a cavallo fra numeri e parole, attorno al numero tre e al rigore della metrica, che dovrebbero rendere la perfezione della cosmologia cristiana – prefigurando già il cosmo ordinato da un “Dio orologiaio”, come emergerà in seguito. Jodorowsky collaborando con due giganti dell’immagine, Milo Manara e Jean Giraud (Mœbius) agendo su due piani: il primo, quello di una storia ampiamente romanzata, costruita attorno alle figure dei componenti della famiglia Borgia, il cui potere si espresse fra il XV e il XVI secolo, agli albori della Modernizzazione, facendo leva proprio sul potere della chiesa cattolica; il secondo, quello di un futuro fantascientifico in cui qualsiasi idea di cosmo – o universo – ordinato e governato matematicamente è accantonata, ma in cui il sacro continua a far capolino. Esplorare l’intreccio dei due piani – sacro e secolare – e la dialettica che ne deriva è lo scopo che mi sono prefisso.

Parole chiave

secolarizzazione, sacro, fumetti, individualizzazione

Riferimenti bibliografici

Berger, Peter, La sacra volta, Sugar, Milano, 1984.

Carroll, John, Il crollo della cultura occidentale, Fazi, Roma, 2009.

Jodorowsky, Alejandro – Mœbius, L’incal. L’integrale, Magic Press, Ariccia, 2012.

Jodorowsky, Alejandro – Manara, Milo, Borgia. L’integrale, Panini Comics, Modena, 2016.

Taylor, Charles, L’età secolare, Feltrinelli, Milano, 2009.

Biografia autore

Adolfo Fattori, Accademia di Belle Arti di Napoli

Docente a contratto per Sociologia della comunicazione, Corso di Graphic design presso Accademia di Belle Arti di Napoli

Pubblicato

30-09-2018

Come citare

Fattori, A. (2018). Selve oscure e foreste inestricabili. Dinamiche del sacro e del secolare. Dante E l’Arte, 5, 247–262. https://doi.org/10.5565/rev/dea.97

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